L'Osservatore Romano - 15 Marzo 2001
Sul cosiddetto inquinamento elettromagnetico
Lettera aperta di
scienziati al Presidente della Repubblica
ROMA, 14. Una lettera aperta sui temi legati alla presunta pericolosità delle
onde elettromagnetiche è stata indirizzata al Presidente della Repubblica
Italiana da numerosi scienziati nell'ambito del convegno annuale
dell'Associazione italiana nucleare (Ain) svoltosi lunedì a Roma. La lettera -
che pubblichiamo integralmente - ha come primo firmatario il fisico Tullio Regge
ed è stata sottoscritta da Argeo Benco (già presidente dell'Associazione
italiana di radioprotezione), Giancarlo Corazza (presidente della Fondazione
Marconi), Renato Angelo Ricci (già Presidente Sif e presidente Ain), Franco
Battaglia (docente presso il Dipartimento di Fisica dell'Università di Roma-Tre).
“È recentissima la notizia dell'appello pubblico che oltre 1500 uomini di
Scienza hanno rivolto alle Istituzioni e alla Società Civile per difendere la
libertà della Scienza.
Sennonché la Scienza, nel nostro Paese, rischia di essere non solo incatenata,
ma anche calpestata. Recentemente in Italia, incuranti dell'analisi critica di
tutte le risultanze scientifiche effettuate da molteplici organismi scientifici
indipendenti e ufficialmente riconosciuti, di livello sia nazionale che
internazionale, per affrontare il cosiddetto inquinamento elettromagnetico, si
sono predisposti atti normativi che, dal punto di vista della rilevanza
sanitaria, sono destituiti di ogni fondamento scientifico.
Già nel 1995 una Commissione dell'American Physical Society (APS) dichiarava:
"La letteratura scientifica mostra che non esiste alcun consistente e
significativo legame tra il cancro e i campi elettromagnetici dalle linee di
trasmissione. Non è stato identificato alcun meccanismo biofisico plausibile
per l'iniziazione o la promozione del cancro da queste sorgenti. Inoltre, la
preponderanza dei risultati delle ricerche epidemiologiche e
biofisiche/biologiche ha fallito nell'avvalorare quegli studi che hanno
riportato specifici effetti avversi conseguenti all'esposizione a tali campi.
Ogni congettura che ha tentato di collegare il cancro all'esposizione a tali
campi è scientificamente insussistente.
I costi correlati ai tentativi di attenuare queste esposizioni minacciano di
aumentare. Stornare queste risorse per eliminare una minaccia che non ha
persuasiva base scientifica ci preoccupa: problemi ambientali più seri sono
trascurati per mancanza di attenzione da parte dell'opinione pubblica e per
mancanza di fondi, e il peso dei costi è comunque incommensurato col rischio,
ammesso che ve ne sia uno". Nel 1998 l'APS ha riaffermato la posizione del
1995, aggiungendo che "tutti gli studi successivi al 1995 non hanno svelato
alcuna nuova evidenza di effetti sanitari dalle linee di trasmissione
elettrica".
I proponenti di quegli atti normativi, giustificandosi con una presunta
incertezza scientifica, si sono appellati al cosiddetto "principio di
precauzione". Eppure, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha
avviato nel 1996 uno specifico progetto di analisi critica della totalità delle
ricerche scientifiche, scrive così in suoi recenti rapporti:
"Sulle radiazioni non-ionizzanti sono stati scritti più di 25.000
articoli negli ultimi 30 anni. Si sa più su questo agente
che su qualunque composto chimico". E ancora: "Il 2.2.2000 la
Commissione Europea ha approvato un importante comunicato sul principio di
precauzione, fornendo le condizioni per la sua applicazione. Ebbene: i requisiti
per l'applicazione del principio di precauzione, come sono stati precisati dalla
Commissione Europea, non sembrano essere soddisfatti né nel caso dei campi
elettromagnetici a frequenza industriale, né in quello dei campi a
radiofrequenza".
L'ICNIRP (la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni
Non-Ionizzanti, ufficialmente riconosciuta dall'OMS) ha suggerito valori di
soglia che sono già 50 volte inferiori a quelli per i quali si cominciano a
osservare innocui effetti biologici. In ogni caso, i valori dei campi cui si è
normalmente esposti sono già almeno 100 volte inferiori a quelli di soglia
suggeriti dall'ICNIRP.
Malgrado ciò, nel nostro Paese si sta sviluppando un orientamento precauzionale
che, ignaro delle più serie valutazioni scientifiche e della Raccomandazione
del Consiglio dell'Unione Europea ai Paesi Membri di adottare un quadro comune
di normative, è teso a imporre valori di soglia legali inferiori ai già
prudenti valori suggeriti dall'ICNIRP. Tali valori appaiono atti solo a
giustificare un enorme sperpero di denaro pubblico per effettuare immotivati
controlli o, peggio, costose opere di intervento agli elettrodotti. Una tale
spesa (che si prospetta dell'ordine di diverse decine di migliaia di miliardi),
se motivata da esigenze sanitarie, essendo queste assenti, è eticamente
insostenibile: storna enormi risorse da emergenze sanitarie accertate e dalla
ricerca scientifica accreditata. I
promotori di questo appello chiedono che in questa, come peraltro in tutte le
questioni ambientali e sanitarie:
1.
Si ridia
voce, per governare i comprensibili timori dei cittadini, solo ai rapporti di
istituzioni che siano scientificamente accreditate e indipendenti da ogni
interesse coinvolto nel problema in questione.
2. Sia dato meno ascolto a chi, utilizzando singoli e isolati risultati, apre
presunti spazi di dubbio nel tentativo di razionalizzare posizioni di parte in
aperto contrasto con gli interessi della collettività e con l'analisi critica
della totalità delle acquisizioni scientifiche.
2.
(©L'Osservatore
Romano - 15 Marzo 2001)